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Lettera di Don Andrea Rossi dall'Albania

Carissimi amici,

solo ora mi sono deciso a scrivervi, mi ero ripromesso di farlo subito dopo la mia partenza per augurarvi buone feste, ma i cambiamenti producono sempre degli "scompensi" e non è facile riorganizzarsi.

            Vi scrivo ora in questa domenica di gennaio, II del nuovo anno liturgico, dopo le festività del Natale. Una stupenda giornata dal cielo terso; dopo aver celebrato la S. Messa qui a Fusche Arrez, nella chiesa che molti di voi conoscono per averla vista sulle diapositive durante le testimonianze nelle parrocchie, con Irene e Mirjana, abbiamo pranzato con le suore.

            Per l'assenza di un sacerdote, nel pomeriggio, sono andato a celebrare la Messa in un villaggio vicino. Il percorso di andata, in parte con la jeep ed in parte a piedi, ci ha portato in una chiesa rimessa in ordine e ricostruita in questi ultimi anni; semplice, essenziale, come necessariamente devono essere le mie omelie perché necessitano di essere tradotte.

            Qualcuno sorriderà su questo punto, ma vi garantisco che la situazione mi costringe ad andare al cuore del messaggio ed esprimerlo con parole semplici e ordinate, spero di mantenere questo stile.

            È necessario, quindi, riflettere molto di più sulla Parola di Dio per non essere banale e ciò è una vera grazia. Riesco a celebrare tutta la messa in Albanese, con un po' di errori, la familiarità con questa lingua ha tempi lunghi, ci sono suoni e lettere sconosciute per noi, ci vuole tanto amore per la missione per poterla imparare, ma ci sono delle persone accanto a me che su questo mi sono di esempio.

            Al termine della Messa abbiamo deciso di ritornare a piedi attraverso i boschi, una bella passeggiata di circa un'ora e mezza. Giunti a casa, ci siamo fermati nella cappella della missione per celebrare i vespri ed ora sono qui a raccontare una giornata ricca di grazia per l'Eucaristia celebrata e di tanti volti che questa domenica hanno potuto incrociare lo sguardo di Gesù attraverso il pane e il vino consacrato.

            Non sempre questo accade, non tutte le domeniche nei villaggi viene celebrata l'Eucaristia; ecco perché molti fanno anche un'ora di cammino per questo appuntamento con il Signore, sarebbe facile fare paragoni moralistici con la nostra realtà, mi rifiuto di farli, toglierebbe profondità alla fede di queste persone.

            Mi sembra anche importante sgombrare ogni equivoco da quell'atteggiamento poetico che spesso noi assumiamo nei confronti delle situazioni di povertà: si sta meglio perché tutto è più semplice, non c'è lo stress della nostra vita frenetica… È il ragionamento del benefattore che parla dall'alto delle sue certezze. Se è tanto bello perché il flusso migratorio non è dall'Italia verso l'Albania?

            Chi si muove è per andare alla ricerca del meglio, per migliorare la propria condizione e credo che questo sia una di quelle aspirazioni situate nel cuore dell'uomo; Non si scappa dal paradiso, di solito si tenta di fuggire dall'inferno.

 Don Andrea

 P. S. Ho voluto lasciare questo testo, così come l’ho scritto in Albania, in mezzo ad un tumulto di forti emozioni, che in solitudine avevano occupato il mio cuore.

Con l’occasione auguro a tutti voi una felice Pasqua di Resurrezione.

 “LaVia stessa è venuta a te e ti ha svegliato dal sonno… Alzati e cammina”

 (Agostino in Tratt. su Gv 37,8-9)

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